La dualità come metafora in
Un corso in miracoli

Estratti dal seminario tenutosi presso la
Foundation for A Course in Miracles
Roscoe NY

Kenneth Wapnick, Ph.D.

Parte II
Il Cielo: Lo stato di Unità

Inizieremo col parlare di cos’è il Cielo, di cos’è lo stato di Unità, di cosa all’inizio del testo viene definita Mente Una. Poi parleremo di ciò che il Corso descrive come mente sbagliata, il sistema di pensiero dell’ego che è l’inizio del sistema di pensiero di dualità, proprio come l’Unità è il sistema di pensiero di non-dualità. Infine parleremo della correzione o del disfacimento del sistema di pensiero dell’ego, la mente sbagliata, che avviene tramite il sistema di pensiero dello Spirito Santo, la mente corretta: correzione che ha al suo centro l’insegnamento del perdono. Questi insegnamenti di perdono hanno tutti a che fare con il riflesso della verità. Non sono veri. Appartengono tutti al mondo della dualità, e questo significa che non dovrebbero essere presi alla lettera. Quando Gesù parla di Dio e dello stato del Cielo, andrebbe preso molto alla lettera. Quando parla dell’ego, del perdono e del ruolo dello Spirito Santo, parla metaforicamente o simbolicamente. Fatemi tornare ad un altro esempio musicale in modo da riassumere questi tre diversi tipi di mente: la mente una, la mente sbagliata e la mente corretta. Circa 30 anni fa lessi un libro meraviglioso della scrittrice inglese Marion Scott su Beethoven. Parlava delle tre fasi di Beethoven, di cui parla la maggior parte degli studiosi musicali: la prima fase, l’intermedia e l’ultima. La prima fase è il periodo dei primi 30 anni di vita di Beethoven, in cui la musica che ha composto si basava moltissimo sulla tecnica formale che aveva imparato da Mozart e Haydn. Non sono affatto le sue opere più grandi. Hanno molto a che fare con la forma, e si può notare come Beethoven abbia imparato a padroneggiare la sua tecnica. Poi è entrato nella seconda fase con la Sinfonia Eroica. E le Sinfonie dalla Terza all’Ottava, gli ultimi tre concerti per piano, alcune delle sue più grandi sonate per pianoforte, i quartetti intermedi e l’opera Fidelio appartengono tutti a quel periodo. Solitamente questa è la musica che gli amanti della musica comprendono di più ed è quella che in realtà gli ha dato la sua grande reputazione. L’ultima fase, che inizia con la Nona Sinfonia e prosegue nelle ultime sonate e negli ultimi quartetti, è chiaramente la sua musica più grande e probabilmente la più grande musica mai scritta. Ha trasceso tutta la forma, tutte le convenzioni e fondamentalmente ha meravigliosamente espresso la fine del viaggio spirituale.

Marion Scott ha parlato della prima fase di Beethoven come del periodo in cui guardava il mondo materiale attraverso occhi materiali e in cui stava fondamentalmente padroneggiando il mondo della forma, il mondo della materialità. Nella seconda fase Beethoven guardava il mondo spirituale attraverso occhi materiali. Qui stava realmente incominciando ad esprimere lo sviluppo e l’approfondimento del suo viaggio spirituale, che si potrebbe delineare molto chiaramente nella sua musica, ma lo stava ancora facendo all’interno della struttura delle forme del mondo. Fu alla fine della sua vita che ruppe con tutte queste forme. Scott ha parlato di questo come del momento in cui guardò il mondo spirituale attraverso occhi spirituali. Ecco perché, quando si ascolta questa musica della fase finale e specialmente le ultime sonate e gli ultimi quartetti, ci si rende conto che stava vivendo in un regno totalmente diverso rispetto a qualsiasi altra cosa lui o chiunque altro avessero composto. Questo è ciò che rende la sua musica così ultraterrena.

Si potrebbe fare lo stesso tipo di affermazioni su questi tre livelli in Un corso in miracoli. Essere nella mente sbagliata è guardare il mondo materiale attraverso occhi materiali. L’ego è tutto questo. E così ci sono tutti quei passaggi del Corso che dettagliano le dinamiche dell’ego e di tutto ciò che ha a che fare con la specialezza, integralmente basata sull’apparente realtà della nostra colpa, della nostra peccaminosità, del nostro bisogno di proiettare sugli altri, di cannibalizzare gli altri e di uccidere per ottenere quello che vogliamo.

La sua correzione, essere nella mente corretta, corrisponde a Gesù che guarda il mondo materiale, il sistema di pensiero dell’ego, ma dalla prospettiva spirituale. Ed è qui che Gesù parla usando molto spesso il termine riflesso. È qui dove dice che l’amore è impossibile in questo mondo ma il perdono, che è il riflesso dell’amore, è possibile qui. Parla del riflesso della santità qui, che è l’essenza della relazione santa. Parla dell’istante santo. Usa la parola santo anche se la santità non è possibile in questo mondo, ma l’istante santo e la relazione santa sono il riflesso di ciò che è vero. Di nuovo guarda il sistema di pensiero dell’ego, un sistema di pensiero dualistico, dalla prospettiva spirituale. Ma il modo in cui scrive al riguardo, il modo in cui esso viene presentato e il modo in cui ci viene chiesto di farne pratica è come se fossimo qui. È guardare il mondo materiale ma attraverso gli occhi della visione. È ancora nel mondo della dualità, il che significa che è ancora illusorio.

Essere nella mente Una è guardare al mondo spirituale attraverso la vista spirituale. Questo lo si riconosce nei passaggi che trattano direttamente di com’è lo stato del Cielo. Non ce ne sono molti, perché non c’è modo per noi di poterli comprendere. Sono i passaggi di Un corso in miracoli che ci dicono cosa sia la verità, cosa sia la realtà, cosa sia la non dualità. Quando comprendete questo, almeno intellettualmente, avete una prospettiva in base alla quale poter comprendere cosa sia l’illusione e cosa sia la dualità. Questo è quanto vi può aiutare a non cadere nell’errore di estrapolare i passaggi dal loro contesto, distorcendoli in modo da far sì che significhino quello che voi volete che significhino, cosa che avverrà sempre per affermare la realtà della vostra specialezza a spese della verità. Quando comprenderete veramente cosa significano unità, realtà e non dualità non farete quell’errore. Avrete allora una prospettiva, un contesto, una struttura in cui comprendere tutte le affermazioni del Corso che si riferiscono allo stato della mente corretta, tutte le affermazioni nel Corso che trattano il ruolo dello Spirito Santo, il ruolo del miracolo e il ruolo del perdono. Se non avrete quella prospettiva penserete che ciò di cui Gesù sta parlando dovrebbe essere preso come vero alla lettera. Non dovrebbe essere preso in questo modo, ma Gesù deve parlaci a questo livello perché è quello in cui crediamo di essere.

Più avanti guarderemo i passaggi che fondamentalmente ci mostrano come Gesù fosse consapevole di questo problema e di come sia consapevole di quello che stava facendo nel suo Corso. Il problema è che i suoi studenti non sono consapevoli di cosa egli stia facendo nel Corso e così in qualche modo saltano questi passaggi perché non sembrano loro così importanti e di conseguenza perdono di vista il punto principale. Questo vi aiuterà a non farlo, così che il vostro lavoro con il Corso, che dura tutta la vita, diventi veramente produttivo e sia tale da condurvi lungo il viaggio che alla fine vi aiuterà a trascendere il vostro ego. Se siete studenti del Corso non volete accontentarvi di niente di meno. Questa è la domanda fondamentale che dovreste porvi.  Perché mi dovrei accontentare di meno quando potrei avere tutto? Perché dovrei accontentarmi di un piccolo scorcio di amore quando potrei avere quell’esperienza totale di amore? Perché dovrei volere il mignolo di Gesù quando potrei avere il suo intero essere? Perché dovrei accontentarmi di meno del tutto? Tuttavia questo è ciò che le persone fanno quando lavorano con il Corso, perché non sono consapevoli di quello che dice.

Lo stato dell’Unicità o lo stato del Cielo è la perfetta Unità e Unicità di Dio e Cristo. Il Corso parla della Mente di Dio, che è il Creatore, e della Mente di Cristo, che è ciò che Dio ha creato. Questo è scritto sempre con la M maiuscola. La Mente di Dio e la Mente di Cristo sono totalmente unificate. Quando parliamo di qualcosa non-dualistico significa che è non-duale. Non ce ne sono due: ce n’è solo uno. Questo è il punto più importante da tenere sempre a mente. Questo è il solo livello di realtà. Questo è il solo livello di verità. Qualsiasi altra cosa che abbia il sapore di dualità è solo un riflesso di realtà o un riflesso di verità, ma non è la verità. La verità è solo Dio e Cristo e non c’è assolutamente nient’altro.

Non c’è alcun modo per poterlo comprendere qui, come vedremo. Le parole Dio e Cristo non hanno alcun significato in Cielo. Le parole Creatore e Creato non hanno alcun significato in Cielo. Hanno certamente significato per noi qui, ma questi sono termini dualistici. Ovviamente parliamo di Dio e parliamo di Cristo. Parliamo del Padre e parliamo del Figlio. Parliamo di Dio come Prima Causa, e parliamo di Cristo come Effetto. Queste sono parole importanti per noi qui perché hanno significato per noi. In Cielo non c’è alcuno stato di dualità. Non c’è alcun Dio come coscienza separata che percepisce Se Stesso in relazione a suo Figlio, Cristo. Non c’è alcun Cristo come coscienza separata che percepisce Se Stesso in relazione al Suo Creatore. Di nuovo, questi sono termini dualistici: sono parole. Più avanti leggeremo un passaggio importante in cui Gesù afferma che “le parole non sono altro che simboli di simboli. E quindi sono doppiamente lontane dalla realtà” (M-21.1:9-10).

Così le parole Dio e Cristo simboleggiano qualcosa, ma non c’è modo per noi, che siamo creature della dualità e della specialezza, di comprendere cosa significhi il concetto di unità, cosa significhi il concetto di non-dualità. L’idea che “non c’è alcun luogo dove il Padre finisca, e il Figlio cominci come qualcosa di separato da Lui” (L-pI.132.12:4) non ha alcun senso per noi. Ci sono molti passaggi nel Corso che riflettono questo. Non c’è molto che possiamo dire al riguardo, ma è, ancora una volta, estremamente importante che voi comprendiate che questa è la linea di fondo. Questa è la sola verità che c’è, la sola realtà.

Tutto il resto è un sogno, tutto il resto è totalmente inventato.

Questo è uno dei pochi punti del Corso dove potete effettivamente vedere non solo una descrizione del Cielo, ma quasi una sua definizione.

(T-18.VI.1:1) Non c’è nulla fuori di te.

Questa è un’affermazione non dualistica perfettamente chiara.

(T-18.VI.1:2) Questo è ciò che devi imparare, in definitiva, poiché è la realizzazione che il Regno dei Cieli è ripristinato a te.

Ci sono molti punti nel Corso dove Gesù dice cose come questa. Quando dice che questo è qualcosa che dovete alla fine imparare, sta dicendovi che è molto importante. Se leggete questo Corso con degli evidenziatori colorati a disposizione, questa è una delle affermazioni che dovreste sottolineare. Ci sta dicendo che questo è tutto ciò di cui tratta: che impariate che “non c’è niente fuori di te”. Questo significa che non c’è alcun Dio fuori di te, non c’è alcuno Spirito Santo fuori di te, non c’è alcun Gesù fuori di te, non c’è alcun mondo fuori di te. Se tenete in mente affermazioni come questa, non cadrete nella trappola di rendere l’errore reale, di credere che ci sia un mondo là fuori per cui si debba fare qualcosa, un mondo che si debba guarire, salvare, da cui scappare via, con cui unirsi, o da perdonare.

(T-18.VI.1:3) Poiché Dio ha creato soltanto questo [ossia il Regno dei Cieli] e non ha deviato da esso, né lo ha lasciato separato da Se Stesso.

Questa è una classica affermazione non dualistica. È un riflesso dell’altro importante principio nel Corso: le idee non lasciano la loro fonte. Noi siamo un’idea nella Mente di Dio e non abbiamo mai lasciato la nostra Fonte. Questo significa che la separazione non è mai avvenuta. All’inizio del testo Gesù dice che il Regno dei Cieli non è dentro di te. “Il Regno dei Cieli sei tu” (T-4.III.1:4). Tu sei il Regno dei Cieli perché tu sei uno con Dio e Dio è il Regno.

(T-18.VI.1:4-6) Il Regno dei Cieli è il luogo di dimora del Figlio di Dio che non ha lasciato suo Padre e non vive separato da Lui. [Di nuovo, queste sono espressioni della perfetta Unità di Dio e Cristo.] Il Cielo non è un luogo né una condizione. [Ed ecco la definizione:] È semplicemente la consapevolezza di Unità perfetta e la conoscenza che non c’è niente altro: nulla al di fuori di questa Unità e niente altro all’interno.

Se fossimo veramente in grado di comprendere questo, non avremmo bisogno di niente altro nel Corso. Più avanti leggerò un passaggio in cui Gesù dice: “Noi diciamo ‘Dio è e poi smettiamo di parlare…” (L-pI.169.5:4). Non c’è niente altro da dire. Dio è. Se Dio è, allora anche Suo Figlio è, e non c’è niente altro. È qui che ci avviciniamo maggiormente, nel Corso, ad una definizione di Cielo. È la “consapevolezza di perfetta Unità e la conoscenza che non c’è niente altro…” Quando Gesù usa conoscenza non parla della conoscenza nel senso convenzionale in cui si conosce qualcosa, si è consapevoli di qualcosa. Tutte queste cose avvengono all’interno di una struttura dualistica. La conoscenza nel Corso è soltanto un sinonimo di quello stato di perfetta Unità. È lo stato del Regno, del puro Essere. È la “conoscenza che non c’è niente altro: niente al di fuori di questa Unità, e niente altro all’interno”.

Alcuni di voi hanno familiarità con il libro che Gloria e io abbiamo scritto molti anni fa intitolato Risvegliarsi dal sogno, dove c’è una bella descrizione (se posso esprimermi in questo modo parlando a nome di entrambi) di questa unità del Cielo:

… al Principio, prima ancora che ci fosse persino il concetto di principio, c'è Dio, la nostra Fonte e la Fonte di tutta la creazione: una perfezione e uno splendore la cui magnificenza è al di là della comprensione; un amore e una dolcezza di una tale infinita natura che la coscienza non poteva neanche iniziare il suo apprendimento; una quiete incontaminata fatta di gioia ininterrotta; un flusso immobile senza che alcun attrito lo ostacoli; una Totalità vasta, illimitata e omnicomprensiva, oltre lo spazio, oltre il tempo, nella quale non c’è inizio né fine, poiché non c’è mai stato un tempo o un luogo dove Dio non fosse…

La creazione, come lo spirito, è astratta, senza forma, e immutabile. La sua natura è unità, la cui conoscenza stabilisce che non c’è luogo dove il Creatore finisca e il creato inizi. Non si sono confini, nessuna differenziazione, nessuna separazione. Tuttavia questa conoscenza include il fatto che noi non siamo la Fonte della creazione, pur restando Uno all’interno di Essa.

Può la Mente di Dio avere un inizio? Può la Mente di Dio finire? Può un Pensiero che è parte di quella Mente essere qualcosa di diverso da quella Mente? Sicuramente no, perché non esiste alcun soggetto o oggetto nello stato del Cielo: nessun osservatore né osservato. Non c’è percezione, ma semplicemente la totale conoscenza di chi siamo: una gloria di uno splendore talmente unificato che concetti come dentro/fuori non hanno alcun significato. (Risvegliarsi dal sogno, pag. 2).

Non c’è modo di comprendere cosa sia, ma si potrebbe almeno iniziare a comprendere che non c’è proprio niente in questo mondo che abbia minimamente a che fare con questo, in alcun modo, foggia o forma qualsiasi. Stiamo parlando di un concetto di unità e unicità che trascende completamente qualsiasi cosa in questo mondo. Trascende il ruolo dello Spirito Santo. Trascende il perdono. Trascende il miracolo. Trascende Un corso in miracoli. Coloro tra di voi che hanno familiarità col mio libro su Helen, Absence from Felicity, possono ricordare che ho parlato di come Helen, che ovviamente aveva una relazione molto stretta con Gesù e certamente aveva fatto di lui un’esperienza molto reale, occasionalmente mi parlava di fare esperienza di una voce che fondamentalmente non aveva suono e trascendeva la voce di Gesù. Questo è ciò di cui stiamo parlando. Quell’esperienza trascendeva l’esperienza dualistica di avere una relazione con Gesù. Era qualcosa addirittura al di là del Corso, perché il Corso dice di non aver a che fare con il Cielo né con la verità. Il Corso ha a che fare con l’eliminare le interferenze che poniamo tra noi stessi e la verità.

Gesù dice in continuazione, in una forma o in un’altra, che la conoscenza non è l’obiettivo di questo corso, che l’unità non è l’obiettivo di questo corso. La pace è l’obiettivo di questo Corso. E la pace in Un corso in miracoli si raggiunge attraverso il disfacimento della specialezza dell’ego. Non bisogna comprendere o conoscere cosa sia l’unità. Ma, di nuovo, se vorrete comprendere realmente questo Corso allora dovete comprendere che c’è qualcosa al di là di ciò che pensate queste parole vi stiano dicendo. Queste parole vi stanno dicendo una cosa al livello della forma. Ma al livello del contenuto, se le seguite senza pregiudizi, sarete condotti da esse al di là di qualsiasi cosa di questo mondo. Come dice il Corso sarete condotti direttamente al cancello del Cielo, e allora il Corso si ferma. Ha portato a termine il suo scopo. Poi, come dice Gesù, Dio si chinerà e vi innalzerà in Se Stesso (C-4.8:3). Questo non è l’obiettivo del Corso. Questo avviene dopo.

(L-pII.11.2:4) Ciò che Dio ha voluto che fosse Uno per sempre, sarà ancora Uno quando il tempo sarà finito: non sarà cambiato nel corso del tempo, rimanendo come era prima che il pensiero del tempo incominciasse.

(L-pII.11.4:1-5) Noi siamo creazione: noi, i Figli di Dio. Sembriamo essere separati e inconsapevoli della nostra eterna unità con Lui. Tuttavia, dietro tutti i nostri dubbi, superate tutte le nostre paure, la certezza è sempre lì. Poiché l’amore resta in tutti i suoi Pensieri, dal momento che la sua sicurezza è la loro. Il ricordo di Dio è nella nostra santa mente, che sa di essere una e conosce la propria unità con il suo Creatore.

Qui vediamo ancora affermato molto chiaramente che il mondo della separazione, delle personalità separate, delle individualità, il mondo della divisione non ha nulla a che fare con il Cielo. È tutto parte dell’illusione. È tutto parte del sogno e noi restiamo, come dice il Corso, a casa in Dio tuttavia sognando l’esilio (T-10.I.2:1). Restiamo a casa con Dio in quello stato di perfetta Unità con Lui.

(T-2.VII.6:1-3) Si dovrebbe notare, in particolare, che Dio ha un unico Figlio. Se tutte le Sue creazioni sono Suoi Figli, ognuno deve essere una parte integrante dell’intera Figliolanza. La Figliolanza, nella sua Unità, trascende la somma delle sue parti. 

L’ultima è una riga estremamente importante. È ripetuta parecchie volte nel Corso in modi diversi. Ciò che Gesù sta dicendo è che ciò che costituisce Cristo, ciò che costituisce l’unico Figlio di Dio, non si ottiene sommando tutti i frammenti apparentemente separati. Ciò che costituisce Cristo è la sua perfetta unità ed interezza. L’unità trascende la somma delle sue parti. Ciò che definisce Cristo è questa perfetta unità, non il conglomerato o la somma totale di tutti gli apparenti frammenti. Questo è il modo in cui la pensiamo qui. Ecco perché l’intero pensiero della centesima scimmia, che molti studenti del Corso adottano e pensano sia ciò di cui parla il Corso, non coglie minimamente l’aspetto fondamentale. Questo è un meraviglioso esempio del genere di cose che ho trattato prima, quando dicevo che le persone prendono qualcosa del Corso estrapolandola dal suo contesto e la comprendono sostanzialmente all’interno del contesto del proprio specifico sistema di pensiero, o della propria forma di spiritualità. Se comprendete che ciò che definisce Cristo è la Sua perfetta interezza ed unità, allora non potete sommare un certo numero di membri della Figliolanza, ottenere un numero magico che fa pendere da quella parte il resto della Figliolanza, così che tutti cadano nel grembo di Dio. Se comprendete e non accettate alcun compromesso in cui la dualità svolga un ruolo, non cadrete in quella trappola.

Le persone prendono la sezione intitolata “Il cerchio dell’Espiazione”, che parla di come gli insegnanti dell’innocenza vengono riuniti e questo implica che si ottengono sempre più persone all’interno della Figliolanza. Le persone la interpretano come se dicesse che devono ottenere che sempre più persone studino il Corso: che governi, leader nazionali e mondiali devono studiare il Corso. Così abbiamo sempre più persone in questo cerchio e quando abbiamo abbastanza persone tutti vi saranno attratti e, di nuovo, andiamo in Cielo. Questa è una spiritualità molto simpatica che potrebbe funzionare per le persone, ma non è Un corso in miracoli. Per favore, non cadete in quella trappola. Se non accettaste compromessi in cui la dualità svolge un ruolo, non potreste mai cadere in quella trappola perché si tratta di un’affermazione dualistica: che prendete persone apparentemente separate, ne spostate un numero sufficiente in un solo posto e accadrà qualcosa di magico.  Questo Corso non si occupa di questo.

Se Cristo è totalmente uno, se – come dice Gesù nel manuale degli insegnanti – è vero che c’è bisogno di un solo insegnante di Dio per salvare il mondo (M-12.1:1), allora non si sommano dei numeri. Non riguarda l’ottenere delle conversioni. Riguarda lo studio individuale di questo Corso da parte di ogni studente di Un corso in Miracoli, l’accettazione dell’Espiazione per se stesso e poi rendersi conto di essere quell’uno. Più avanti vi spiegherò come questo funziona da un punto di vista psicologico, come questo funziona realmente, come chiunque è realmente parte dell’uno. Quando incominciate ad aggiungere persone rendete l’errore reale, rendete la separazione reale e dite che c’è bisogno di un certo numero di persone per salvare il mondo. Il manuale chiarisce molto bene che c’è bisogno di uno solo, e Gesù non sta parlando di sé. Egli sarebbe un esempio di quell’uno, ma noi siamo tutti esempi di quell’uno. Gesù è un esempio di uno che ha accettato l’Espiazione per se stesso, la cui mente è perfettamente guarita, ma in quella consapevolezza, in quella guarigione, in quell’accettazione dell’Espiazione, egli sa che non ci sono Figli separati. Diventa il Cristo perché ora si rende conto di essere il Cristo. Egli, in quanto personalità separata, scompare perché noi siamo tutti Cristo, siamo tutti parte di quell’intero.

In questo mondo non c’è modo che qualcuno possa comprendere come questo funziona, e Gesù non ci chiede di comprendere come funzioni, ma ciò che in effetti ci chiede di fare è comprendere come niente altro funzioni. Se capite come nient’altro funziona, allora lascerete la porta aperta per ciò che veramente funziona e per ciò che di fatto è la sola cosa che funziona davvero. Questo è molto, molto importante. Se tentate di sovrapporre a Un corso in miracoli il vostro percorso spirituale, che può avere migliaia, centinaia di migliaia e persino milioni di devoti, non apprenderete mai cosa dice questo Corso. Non c’è niente altro in questo mondo come questo Corso. Questo non vuol dire che non troverete Dio in altri percorsi, ma non troverete Dio se cercherete di fare quell’altro percorso con il Corso. E di certo non lo troverete con il Corso. Potete costruire la vostra spiritualità personale sulla base di piccoli frammenti del Corso e piccoli frammenti presi qui e là, e potrebbe funzionare per voi, ma non ha niente a che fare con Un corso in miracoli. Se cambiate un solo insegnamento in questo Corso, se omettete un solo insegnamento in questo Corso, avete omesso l’intero Corso.

Ecco il motivo per cui Gesù afferma che o credi a tutto di questo Corso o a niente di esso (T-22.II.7:4). Questo non è un Corso da cui puoi scegliere selettivamente. Non pecchi, né sei malvagio o cattivo se fai una cosa del genere, ma non è più Un corso in miracoli. È qualcos’altro. È spiritualità eclettica. Non c’è assolutamente niente di sbagliato se qualcuno lo fa o lo pubblicizza o lo insegna, ma dovrebbe avere l’umiltà, il buon senso e il rispetto di sé nel chiarire al mondo che non sta più insegnando Un corso in miracoli. Mescolatelo con qualsiasi altra cosa e avrete perso ciò che è.

Proprio come Cristo, anche questo Corso è definito dall’espressione “l’intero è più grande della somma delle sue parti”. È più grande della somma dei suoi insegnamenti individuali. I suoi insegnamenti individuali formano un intero perfettamente integrato che trascende qualsiasi singola affermazione o qualsiasi singolo principio. Questo è ciò che dovete comprendere. Questo è quel livello nascosto del Corso: rendersi conto della perfetta totalità che questo sistema di pensiero rappresenta. Di nuovo, non dovete essere in grado di accettarlo totalmente. Non dovete viverlo totalmente. Non dovete comprenderlo totalmente, ma dovete comprendere effettivamente che non c’è niente altro di simile. E qualsiasi altra cosa pensate che dica la stessa cosa, non la sta effettivamente dicendo. Questo lascerà la porta aperta.

Questo corso, proprio come Cristo, è più grande della somma delle sue parti, e se volete sapere cosa insegna dovete darvi ad esso totalmente. E il modo per darvi totalmente ad esso è rendervi conto di quanto non volete darvi ad esso totalmente, quanto volete ritrarvi da esso. Non c’è niente di sbagliato nel farlo. Di fatto c’è qualcosa di sbagliato nel non farlo, perché se pensate di non farlo allora siete bugiardi. Dovreste dare per scontato che lo farete. Vi ritrarrete da esso: toglierete certe cose con cui non siete a vostro agio, le mescolerete con altre cose e farete del Corso un enunciato di pensiero dualistico invece di un enunciato di pensiero non dualistico. Non sorprendetevi di farlo, ma non siate così arroganti da pensare di non farlo. È il rendervi conto che state cercando di cambiare il Corso, proprio come avete cercato di cambiare il Cielo, quanto vi aiuterà ad andare oltre a tutta la colpa per il vostro apparente peccato.

Tutti “peccheranno” con questo Corso, perché nessuno vuole udire quello che dice. Se le persone volessero udire quello che dice allora saprebbero già quello che dice e non ne avrebbero bisogno. Così come nessuno ha voluto udire cosa Gesù ha detto duemila anni fa. Questo non è peccato. È solo un riflesso del pensiero originale quando, allo stesso modo, non si è voluto udire cosa diceva Dio, la parola di perfetta Unità. Pertanto dovete essere consapevoli dei vostri tentativi di sovvertire, pervertire, distorcere e cambiare questo Corso, ma perdonatevi per questo. Semplicemente non pensate arrogantemente di non farlo.

Ricordate, l’intero è più grande della somma delle sue parti. Quante persone sono realmente pronte a darsi totalmente all’interezza di questo Corso, all’interezza dell’amore di Gesù senza riserva alcuna? Questo è quanto dovete guardare in voi stessi e al cui riguardo dovete essere umili. Questo è ciò che vi permetterà di perdonare voi stessi, non per quello che pensate di aver fatto a Gesù o a Un corso in miracoli, ma per ciò che pensate di aver fatto a Dio e a Cristo.